Transculturalizzazione

One rarely mentioned aspect of the encounter between Indians and Whites was the appeal that the Indian societies held for generation after generation of Whites. No sooner did the first Europeans arrive in North America than a disproportionate number of them showed a preference for Indian society over their own. Within only a few year after Virginia was settled, more than forty male colonists had married Indian women, and several English women had married Indians. The colony of Virginia had only one reason for instituting severe penalties against going to live with Indians: Whites were doing just that, and in increasing numbers. In fact, the word “Indianize” – in its meaning “to adopt the ways of the Indians” – originated as far back as the seventeenth century, when Cotton Mather was led to inquire: “How much do our people Indianize?” They did so to a great extent. Throughout American history, thousands of Whites enthusiastically exchanged breeches for breechclouts.

Indianization impressed Michel Guillaume Jean de Crèvecoeur, who wrote in 1782 in his Letters from an American Farmer: “There must be in the Indians’ social bond something singularly captivating, and far superior to anything to be boasted of among us, for thousands of Europeans are Indians, and we have no examples of even one of those Aborigines having from choice become Europeans.” Crèvecoeur touched precisely the sore spot that so bewildered Whites: Why did transculturalization seem to operate only in one direction? Whites who had lived for a time with Indians almost never wanted to leave. But virtually none of the “civilized” Indians who had been given the opportunity to sample White society chose to become part of it. And the White squaw men persisted in their defections, even though they were subjected to legal penalties and to great contempt from other Whites.

[…] Why did not Indians enter White society, particularly in view of the numerous attempts made by Whites to “civilize” them? The answer is that the White settlers possessed no traditions comparable to the Indians’ hospitality, sharing, adoption, and complete social integration. Indians who associated closely with the Whites soon found themselves confronted by a social system in which – although they might on occasion be courteously and even kindly treated, or indeed be clothed and educated – tradition did not permit the adoption of an Indian as an equal member of the family. The Whites who educated Indians did so with the idea that these would return to their own people as missionaries and thus spread the gospel, not that they might become functioning member of the White society.

Un aspetto citato di rado dell’incontro fra gli Indiani e i Bianchi fu il fascino che le società indiane ebbero sui Bianchi per generazioni e generazioni. Non appena i primi europei arrivarono in Nord America, un numero sproporzionato di essi mostrò una preferenza per la società indiana rispetto alla propria. Entro pochi anni dalla fondazione della Virginia, più di 40 coloni maschi avevano sposato donne indiane, e molte donne inglesi avevano sposato indiani. La colonia della Virginia aveva un’unica ragione per stabilire severe punizioni contro chi andava a vivere con gli indiani: i Bianchi lo stavano appunto facendo, e in numero crescente. In effetti, la parola “indianizzarsi” – nel senso di “adottare i costumi degli Indiani” – ha origine almeno al 17° secolo, quando Cotton Mather 1 fu spinto a chiedersi: “quanto si sta indianizzando la nostra gente?” Lo stavano facendo a fondo. Nel corso della storia americana, migliaia di Bianchi scambiarono con entusiasmo i calzoni europei con le braghe tipiche indiane.

L’indianizzazione colpì Michel Guillaume Jean de Crèvecoeur, che scrisse nel 1782, nelle sue Lettere di un fattore americano: “Nel legame sociale degli Indiani ci deve essere qualcosa di singolarmente attraente, e di molto superiore a qualsiasi cosa di cui possiamo vantarci, giacché migliaia di europei sono Indiani, e non abbiamo esempi neppure di uno solo di quegli aborigeni che abbia scelto di diventare europeo.” Crèvecoeur toccò il tasto dolente che faceva tanto infuriare i Bianchi: perché la transculturalizzazione sembrava operare solo in un senso? I Bianchi che avevano vissuto per qualche tempo con gli Indiani non volevano andarsene quasi mai. Ma praticamente nessuno degli Indiani “civilizzati” che avevano avuto l’opportunità di assaggiare la società dei Bianchi scelse di farne parte. E gli uomini Bianchi squaw continuarono nelle loro defezioni, anche se erano soggetti legalmente a pene e a grande disprezzo da parte degli altri Bianchi.

[…] Perché gli Indiani non entrarono nella società Bianca, soprattutto considerando i numerosi tentativi dei Bianchi di “civilizzarli”? La risposta è che i coloni Bianchi non avevano tradizioni paragonabili all’ospitalità, la condivisione, l’adozione e la completa integrazione sociale degli Indiani. Gli indiani che frequentarono da vicino i Bianchi si trovarono presto alle prese con un sistema sociale in cui – anche se potevano occasionalmente essere trattati con cortesia o per fino con gentilezza, o persino vestiti ed educati – la tradizione non permetteva di adottare un Indiano come un membro alla pari della famiglia. I Bianchi che educavano gli Indiani lo facevano con l’idea che costoro sarebbero tornati presso il proprio popolo come missionari e avrebbero diffuso il vangelo, non che essi potessero diventare membri effettivi della società dei Bianchi.

(Peter Farb, Man’s rise to civilization: the cultural ascent of the Indians of North America, 2nd edition – 1978)

  1. noto politico puritano dell’epoca, tra gli ispiratori del processo alle streghe di Salem del 1692

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