Cosa si è fatto veramente Silvio Berlusconi?

Non starò a parlare di certi video che circolano su YouTube, che vogliono infondere il sospetto (e quindi, nel gergo complottista, “dimostrare” la certezza) del fatto che l’aggressione a Silvio Berlusconi sia una montatura. La mia, se si vuole, è una risposta di metodo: prima di affermare certe cose, persino dei dubbi, vanno cercati dei riscontri, pro o contro: è il caso ad esempio della “misteriosa” busta di plastica nera che si preme sul volto subito dopo l’urto, che si può dimostrare essergli stata donata con dei documenti all’interno da un sostenitore,  appena pochi secondi prima, semplicemente controllando altri video oltre a quelli reperiti su YouTube (ad esempio quelli mostrati da AnnoZero giovedì 17/12).

Vero è, però, che si possono avanzare dei dubbi sull’entità dei danni riportati dal Presidente del Consiglio, o almeno sulla corrispondenza tra quello che è circolato in tv e nei giornali (arrivando anche a parlare di frattura del setto nasale e dello zigomo) e quello che si può osservare nelle immagini dell’evento. La mentalità complottista, allenata dalla messe di cretinate scritte sull’11/9, di fronte al contrasto tra una serie di assunzioni non documentate con precisione (in questo caso, sull’entità delle ferite al premier) e le immagini, è portata a negare le immagini. Pura idiozia, quando piuttosto è ben più facile, e plausibile, demolire le assunzioni fallaci.

Ripartiamo dalla sera di domenica 13/12/2009: dietro il Duomo di Milano Berlusconi incontra da vicino alcuni sostenitori,e riceve sul volto, dall’alto verso il basso, un souvenir del medesimo Duomo lanciato da Massimo Tartaglia. La scorta immobilizza l’uomo, Berlusconi si copre il volto con le mani, entra in macchina, poi prima di allontanarsi esce, montando sul predellino dell’auto, probabilmente per tranquillizzare gli astanti sulle sue condizioni.

Arriva al suo ospedale di fiducia, il San Raffaele, praticamente costruito da lui negli anni ’60, diretto dal suo amico Don Verzé (che nella prima dichiarazione dopo i fatti non manca di invocare imprecisate modifiche alla Costituzione, non si capisce a che scopo e come avrebbero impedito un’aggressione del genere), e in cui lavora come primario del reparto di Anestesia e Rianimazione secondo alcuni, come responsabile sanitario secondo altri, il medico personale di Berlusconi Alberto Zangrillo, che era presente in piazza durante i fatti (non si sa bene se nei pressi del premier, per poter valutare l’entità dei danni riportati).

Alle 20:56 l’agenzia Apcom riporta:

Quindici giorni di prognosi, due denti compromessi, uno dei quali fratturato, infrazione al setto nasale, e ferita lacero contusa al labbro: sono queste le ferite riportate dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi colpito al volto da una statuetta del Duomo di Milano lanciata da un uomo al termine del comizio tenuto dal premier in piazza Duomo. E’ quanto ha ricostruito il responsabile sanitario del San Raffaele Alberto Zangrillo. Il premier, medicato al pronto soccorso del san Raffaele, è stato anche sottoposto ad un Tac ed è stato ricoverato in osservazione per 24 ore.

Mentre un articolo di Corriere.it, scritto il 13 e aggiornato il giorno dopo, dice:

Il primo bollettino dell’ospedale parlava di perdita copiosa di sangue con lesione lacero-contusa interna ed esterna e due denti lesi, di cui uno superiore fratturato. Il primario del reparto di anestesia e rianimazione , Alberto Zangrillo, medico di fiducia del premier che si trovava in piazza al momento dell’aggressione, ha poi spiegato che la prognosi è di 20 giorni in quanto la tac ha evidenziato anche una frattura del setto nasale, oltre ad una ferita lacero-contusa che ha richiesto punti di sutura al labbro inferiore.

Repubblica.it, invece, il 14 dicembre, scrive:

Viene portato di corsa in ambulatorio: gli riscontrano un’infrazione al setto nasale, le otturazioni di due denti saltate, una ferita al labbro. Quindici giorni di prognosi, dirà poi ai giornalisti lo stesso Zangrillo, aggiungendo: «Aveva riempito una camicia di sangue. Gli abbiamo dovuto operare una sutura al labbro. Preferisco trattenerlo qui stanotte per potergli fare altri esami»

In tutti i casi i corsivi sono miei. Si noterà che mentre tutti parlano di sutura al labbro (Corriere.it precisa “inferiore”), gli altri dettagli sono discordanti: frattura del setto nasale o più moderata infrazione? E i due denti, sono lesi di cui uno fratturato, o sono solo saltate due otturazioni?

La mattina del 14 dicembre il dottor Zangrillo si presenta alle telecamere per un bollettino medico (qui in video) in cui parla senza mezze misure di frattura del setto nasale, frattura di due denti dell’arcata superiore, e abbassamento dei valori dell’ematocrito dovuti alla copiosa perdita di sangue. Nessun cenno al labbro lacero-contuso e ai relativi punti di sutura.

Sempre il 14 dicembre il viceministro Fazio (di lì a poco neoministro della Salute), dopo aver visitato due volte Berlusconi (la sera dell’aggressione e la mattina del lunedì) dichiara all’ADNKronos:

“E’ stato un colpo molto forte – ha detto Fazio, riferendosi all’aggressione subita dal presidente del Consiglio ieri a Milano – e c’e’ stata anche un’infrazione dell’osso mascellare sotto il setto nasale. Ha passato una notte con molto mal di testa. Insomma, non e’ stata una cosa da poco”.

Fazio usa dei termini tecnici ben precisi, non generici o comuni, come a citare qualcosa che ha letto o sentito nella sua visita al San Raffaele. La frattura si riduce di nuovo ad un’infrazione, e posizionata sull’osso mascellare sotto il setto nasale, molto probabilmente là dove si trova anche la ferita lacerocontusa al labbro superiore, quindi. Non parla invece di denti.

Il 15 dicembre il ministro Maroni presenta in merito ai fatti una relazione al Parlamento. Usando una terminologia decisamente specifica, che sembra citare direttamente da un referto medico, afferma (di nuovo corsivi miei):

Il Presidente Berlusconi veniva colpito al volto, tra la bocca e il naso, riportando gravi ferite e un vistoso sanguinamento. Portato immediatamente presso l’ospedale San Raffaele per le necessarie medicazioni, è stato successivamente ricoverato con una prognosi di venticinque giorni per ferite lacero-contuse al labbro superiore e distacco della porzione più distale della spina nasale ed osso mascellare di sinistra.

La cosa notevole è che cercando tali frasi in rete, questo documento sembra essere l’unico ad usarle. Sembrerebbe quasi che la fonte (il referto)  non abbia mai raggiunto le agenzie di stampa o i giornali, i quali avrebbero quindi riportato sempre e solo una fonte più “informale” nella terminologia come le conferenze stampa del dott. Zangrillo.

Si nota subito la discrepanza con Corriere.it: qui il labbro lacero-contuso è quello superiore, non inferiore. Il danno al naso viene citato con un espressione particolarmente specialistica, peraltro a quanto pare in modo un po’ maldestro, visto che “osso mascellare di sinistra” rimane un po’ lì senza un verbo o un sostantivo che spieghino bene cosa gli è successo. Non si parla affatto di denti, cosa strana perché è probabile che chi ha scritto il discorso a Maroni, con il referto o simili accanto, avrebbe probabilmente rilevato la parte relativa alla dentizione (che ci aspettiamo essere danneggiata) e l’avrebbe riportata al pari delle altre lesioni, essendo di non inferiore entità e sicuramente anche molto evocativa (l’impatto estetico di denti fratturati colpisce naturalmente l’immaginario di chiunque). Su questo punto mi spingo in un’illazione bella e buona, dichiarata, se volete anche offensiva ma certo non inverosimile: Berlusconi ha 73 anni, la stessa età della “Nonna Anna”, sfollata all’Aquila, a cui ha regalato una nuova dentiera. Non è quindi campato in aria pensare che parte della dentizione che ostenta sia in realtà una protesi: sarebbe una spiegazione sufficientemente semplice per la mancanza di informazioni in merito sul documento da cui ha attinto il ministro Maroni.

Quanto al naso, cercando su Google si trova un estratto da una rivista medica in cui si può leggere:

Frattura primitiva del setto nasale: può interessare la sola cartilagine quadrangolare o anche la lamina perpendicolare dell’etmoide. Le fratture possono essere verticali (più frequenti) orizzontali od oblique. Frequenti sopratutto nell’infanzia, sono dovute ad un trauma che agisce dal basso verso l’alto, o viceversa. Si può conseguentemente osservare dislocazione della cartilagine settale dall’articolazione condrovomeriana, lussazione dell’estremo distale della cartilagine dalla spina nasale anteriore e talora frattura della medesima. Successivamente la rinoscopia metterà in evidenza le diverse forme di deviazione.

La dinamica del trauma corrisponde, e la spiegazione sembra rendere un po’ più chiara l’espressione riportata dal ministro: tenendo conto che la spina nasale anteriore è (volgarmente) quella parte di osso frontale che “tende” il naso a mo’ di vela, diciamo quella che vi trovate tra pollice e indice se li infilate ciascuno in una narice, il “distacco della porzione più distale della spina nasale” sembrerebbe essere un danno moderato a quest’ultima, per giunta senza rottura, e non la “frattura del setto nasale” comunemente intesa, quella che si ha con un pugno diretto sul naso, schiacciamento dello stesso, evidente segno di rottura alla base del naso, tra gli occhi, ed emorragia copiosa e difficilmente arrestabile: tutte cose che Berlusconi non sembra avere nelle foto immediatamente successive all’attacco. Quello che voglio intendere è che il danno riportato al naso da parte del Presidente del Consiglio può appartenere, in stretta terminologia medica, all’ampio spettro delle fratture del setto nasale: la sua natura però è di entità ben più lieve di quanto suggerisca l’espressione “setto nasale fratturato” nella vulgata informale, espressione che evoca un trauma ben noto,  particolarmente doloroso e vistoso, di cui peraltro nelle foto non c’è traccia.

Si noti che, nonostante i video complottisti e le elucubrazioni in merito su blog vari, non c’è mai alcuna menzione di tagli o lesioni allo zigomo o alla guancia che avrebbero probabilmente avuto bisogno di punti di sutura al pari della ferita al labbro. La risposta al dubbio che qualcuno ha posto: “ma quella ferita allo zigomo pare finta”, è che con tutta probabilità non si tratta di una ferita,  e soprattutto nessuno ha detto che lo è. Molto più normale che sia semplicemente una macchia di sangue.

Non mi dilungherò sulla stranezza della scarsa rapidità con cui Berlusconi  viene portato via, e che si spiega bene, almeno in gran parte, con i gravi difetti organizzativi che il suo impianto di sicurezza sembra avere, e che risponde direttamente a lui e non ad un caposcorta con preparazione specifica (consiglio la visione di AnnoZero del 17/12 per maggiori approfondimenti su questo punto).

Questa diretta voce in capitolo di Berlusconi sulle azioni del suo apparato di sicurezza, evidenziato anche dalla volontà di uscire all’esterno sul predellino dell’automobile, significa che la “lentezza” con cui il gruppo si allontana della scena può non dipendere solo dall’incompetenza, ma anche da una precisa volontà dell’uomo che alla fine ha l’ultima parola sul da farsi. Questo ben si accorda, uscendo dalla retorica superomistica del “capo” che ferito a morte si solleva come a continuare la pugna, con il fatto che i danni riportati da Berlusconi sembrino tutto sommato di estensione più localizzata (il labbro superiore, l’osso retrostante e forse uno o due denti in prossimità) e di entità più moderata di quanto sia stato creduto sulla base delle immagini, e anche voluto lasciar credere, giocando in parte con i termini successivamente.

Le informazioni raccolte, insomma, suggeriscono uno scenario dove Berlusconi, magari anche forte di un parere del medico forse lì presente, avesse ben chiaro che non c’era “rottura del setto nasale” comunemente intesa, che non c’era “copiosa perdita di sangue” che non si vede affatto nelle immagini, che in generale le sue condizioni permettessero di uscire nuovamente dall’auto con una mossa di sicuro effetto mediatico, ma decisamente irresponsabile da un punto di vista della sicurezza, e di allontanarsi poi senza la fretta richiesta dalle emergenze verso l’ospedale di propria fiducia, in cui persone fidate potessero prendersi cura a dovere non solo della sua salute, ma anche degli effetti giornalistici e, per così dire, “spettacolari” degli aggiornamenti sulla sua condizione.

Tutto questo, ovviamente, è passibile di smentita, correzione e integrazione delle informazioni raccolte ed utilizzate.

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Duplicate Post 1.0

(English speakers: I’m simply writing in Italian things that you can read here and here)

Duplicate Post è un plugin per WordPress che permette una cosa molto semplice: copiare un articolo o una pagina, campi personalizzati compresi, in una nuova bozza pronta per essere pubblicata. È vero che, in un blog, raramente ci si troverà nella necessità di copiare pari pari un post precedente: ma questa funzione è particolarmente utile se si usa WP come un CMS.

Nessuno ci aveva pensato, a quanto pare, e allora tempo fa ho preso un plugin per WordPress e l’ho pesantemente modificato (forte della licenza GPL) per creare il mio primo plugin: appunto Duplicate Post.

Finora, nelle sue varie versioni, risulta scaricato quasi 10.000 volte. Oggi ho licenziato la versione 1.0, che grazie all’aiuto di alcuni utenti e dei loro suggerimenti è perfettamente integrato con l’interfaccia di amministrazione di WordPress 2.7+, è localizzato, oltre che in inglese, in italiano, francese, spagnolo e giapponese, e offre anche la possibilità di “collaborare” con altri plugin che memorizzano metadati sui post in tabelle non standard (OK, un po’ astruso, ma chi deve capire capisce).

Inoltre, dopo molte remore, ma spinto anche dalla buona risposta in termini di consigli e ringraziamenti, ho deciso infine di mettere a disposizione un pulsante con cui fare donazioni tramite PayPal. Si trova nella pagina apposita.

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Cori, cori, ma ‘ndo cori?

Un’aggiunta a quanto già calcolato.

Prendiamo una distanza qualsiasi tra quelle elencate: A1 da Orte a Caserta Nord, lunghezza percorso 242,4 km.

Prendiamo una tabella che dia un’idea dei consumi di un’auto di una certa cilindrata, che sia quindi capace di raggiungere i 150 km/h: ad esempio, una berlina da 1800 cc. Leggiamo che il consumo a 130 km/h è di 8,9 km/litro. Non è indicato il consumo a 150 km/h, ma data la dipendenza inversa col quadrato della velocità, lo possiamo quantificare in circa 6,7 km/litro.

Quanto carburante in più spenderai per percorrere quei 242,4 km a 150 invece che a 130 km/h, nell’ipotesi di mantenere tale velocità per l’intera tratta, ovvero il caso ottimo teorico?

  • A 150 km/h si spendono 242,4/6,7 = 36,18 litri di benzina.
  • A 130 km/h si spendono 242,4/8,9 = 27,24 litri di benzina.

Andando a 150 km/h si spendono 8,94 litri di benzina in più. Immaginiamo di pagarla ad un prezzo al momento piuttosto conveniente, ma comunque nella media di questo periodo: 1,3 €/l.

Significa che spenderai 11,62 € di benzina in più.

Immaginiamo che tu guadagni più dignitosamente, per poterti permettere un’auto del genere: 90.000 € l’anno. Netti.

Ipotizziamo 13 mensilità, 40 ore settimanali. Fanno, a spanne, 44 € l’ora. Vale a dire che guadagni 0,73 € al minuto lavorativo.

Per guadagnare gli 11,62 € con cui pagare la benzina aggiuntiva, devi lavorare poco meno di 16 minuti.

Andando a 150 km/h invece che a 130 km/h per 242,4 km, hai risparmiato quasi 15 minuti di tempo. Ma ne dovrai lavorare quasi 16 per pagare il carburante consumato in più.

Benvenuto nel mondo dei ritorni marginali decrescenti, idiota.

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E quei 40 minuti li passerete in coda al casello.

Elenco delle tratte automobilistiche dotate di tutor:

  • A4 – da Cavenago a Brescia Ovest: lunghezza percorso 65,1 km
    • A 130 km/h: 30’03″
    • A 150 km/h: 26’02″
      • differenza: 4’01″
  • A4 – da Brescia Est a Sommacampagna: lunghezza percorso 33,6 km
    • a 130 km/h: 15’30″
    • a 150 km/h: 13’26″
      • differenza: 2’04″
  • A1 – da San Zenone al Lambro (vicino a Lodi) al bivio con la A14 (presso Bologna): lunghezza percorso circa 190 km
    • a 130 km/h: 1h28′
    • a 150 km/h: 1h16′
      • differenza: 12′
  • A1 – da Orte a Caserta Nord: lunghezza percorso 242,4 km
    • a 130 km/h: 1h51’53″
    • a 150 km/h: 1h36’58″
      • differenza: 14’55″
  • A8 – da Legnano a Gallarate: lunghezza percorso 13,6 km
    • a 130 km/h: 6’17″
    • a 150 km/h: 5’26″
      • differenza: 51″
  • A14 – da Bologna Casalecchio a Rimini Nord: lunghezza percorso 113,7 km
    • a 130 km/h: 52’29″
    • a 150 km/h: 45’29″
      • differenza: 7′
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Antenati a tavola

Don’t eat anything your great grandmother wouldn’t recognize as food. Why your great grandmother? Because at this point your mother and possibly even your grandmother is as confused as the rest of us; to be safe we need to go back at least a couple generations, to a time before the advent of most modern foods. So depending on your age (and your grandmother), you may need to go back to your great- or even great-great grandmother. Some nutritionists recommend going back even further. John Yudkin, a British nutritionist whose early alarms about the dangers of refined carbohydrates were overlooked in the 1960s and 1970s, once advise, “Just don’t eat anything your Neolithic ancestors wouldn’t have recognized and you’ll be ok.”

Non mangiare nulla che la tua bisnonna non riconoscerebbe come cibo. Perché la tua bisnonna? Perché a questo punto tua madre o perfino tua nonna sono confuse quanto noi; per essere sicuri dobbiamo tornare indietro almeno un paio di generazioni, ad un tempo precedente all’avvento della gran parte dei cibi moderni. Per cui a seconda della tua età (e di tua nonna), potresti dover tornare indietro alla tua bis- o persino trisnonna. Alcuni nutrizionisti raccomandano di tornare ancora più indietro. John Yudkin, un nutrizionista britannico i cui allarmi precoci sui pericoli dei carboidrati raffinati furono ignorati negli anni ‘60 e ‘70, una volta consigliò: “Basta non mangiare niente che i tuoi antenati neolitici non avrebbero riconosciuto come cibo, e andrà bene.”

(Michael Pollan, In defense of food, 2008)

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