Dan Barber e una domanda mal posta

And when you suggest these are the things that will insure the future of good food, someone somewhere stands up and says, “Hey guy, I love pink flamingos, but how are you going to feed the world? How are you going to feed the world?” Can I be honest? I don’t love that question. No, not because we already produce enough calories to more than feed the world. One billion people will go hungry today. One billion — that’s more than ever before — because of gross inequalities in distribution, not tonnage. Now, I don’t love this question because it’s determined the logic of our food system for the last 50 years. Feed grain to herbivores, pesticides to monocultures, chemicals to soil, chicken to fish, and all along agribusiness has simply asked, “If we’re feeding more people more cheaply, how terrible could that be?” That’s been the motivation. It’s been the justification. It’s been the business plan of American agriculture. We should call it what it is, a business in liquidation, a business that’s quickly eroding ecological capital that makes that very production possible.

E quando dici che queste sono le cose che assicureranno il futuro del buon cibo qualcuno da qualche parte si alza e dice, “Ehi tu, anche a me piacciono i fenicotteri rosa, ma come pensi di poter nutrire il mondo intero? Come pensi di poter nutrire il mondo?” Posso essere sincero? È una domanda che non mi piace. No, non perché produciamo già più che abbastanza calorie da poter nutrire il mondo. Un miliardo di persone oggi soffrono la fame. Un miliardo – più di quante ci siano mai state – a causa delle enormi diseguaglianze nella distribuzione, non per la quantità complessiva. Vedete, non mi piace questa domanda perché ha determinato la logica del nostro sistema alimentare negli ultimi 50 anni. Dare cereali agli erbivori pesticidi alle monoculture, sostanze chimiche ai terreni, pollo ai pesci, e in tutto questo periodo l’industria agricola ha semplicemente chiesto “Se riusciamo a nutrire più persone in modo più economico, cosa c’è di sbagliato in quello che facciamo?” Questa è stata la motivazione. È stata la giustificazione. È stato il piano di business dell’agricoltura americana. Dovremmo chiamarlo per quello che è, un’industria in liquidazione, un’industria che sta velocemente erodendo il capitale ecologico che rende possibile la medesima produzione.

(anche con sottotitoli in italiano)

Michael Pollan: dal punto di vista delle piante

And agriculture suddenly appeared to me not as an invention, not as a human technology, but as a co-evolutionary development in which a group of very clever species, mostly edible grasses, had exploited us, figured out how to get us to basically deforest the world.

L’agricoltura improvvisamente non mi è apparsa come un’invenzione, come una tecnologia umana, ma come uno sviluppo coevolutivo in cui un gruppo di specie molto intelligenti, per la maggior parte erbe commestibili, ci ha sfruttato, ha scoperto come fare in modo che noi, essenzialmente, deforestassimo il mondo.

(anche con sottotitoli in italiano)

Ricominciamo dalle basi.

Alle volte mi balena in mente una cosa: spesso do per scontate certe verità che reputo ormai assodate. Invece non per tutti sono tali: per questo, spesso è meglio ribadire anche ciò che pare ovvio.

Comprare un’auto, qualsiasi auto, resta un atto profondamente negativo per l’ambiente. Le auto sono sistemi meccanici complessi, e richiedono un sacco di energia per la fabbricazione e la distribuzione. Prima di lasciare il concessionario, un’auto in media ha già prodotto 600kg di CO2. Data quest’emissione iniziale nell’atmosfera, ci vorrebbero 24000 km percorsi prima che l’acquisto di una nuova Prius abbia più senso che scegliere una Ford Focus usata.
(Tom Whipple, Green cars: will someone hit the accelerator, dal Times Online – via Petrolio)

Si può fare anche meglio: sfruttare la fortuna di avere un sistema urbano ben migliore di quello USA, e fare a meno del tutto dei sarcofagi ambulanti. Ma già la piccola presa di coscienza suggerit da Whipple, in uno scenario dove si cerca di procrastinare il disastro aiutando FIAT, GM a continuare a far danni, è già qualcosa.