L’equivoco

The agricultural life, often referred to as “pastoral” or “rural”, seems a natural world to modern-day city dwellers and suburbanites. A weekend drive in the country is a time for relaxing and “going back to nature.” Yet farming is not na- ture, but rather the largest alteration of Earth’s surface from its natural state that humans have yet achieved. Cities and factories and even suburban mega-malls are still trivial dots on maps compared to the extent of farmland devoted to pastures and crops (more than a third of Earth’s land surface). So when those people in Mesopotamia 11,500 years ago created agriculture, they set humanity on a path that would transform nature.

La vita agricola, spesso definita “pastorale” o “rurale”, si presenta come un mondo naturale per gli abitanti delle moderne città e suburbi. Una gita in campagna nel weekend è vista come un momento di relax e di “ritorno alla natura”. Eppure l’agricoltura non è natura, ma piuttosto la maggiore alterazione della superficie della Terra dal suo stato naturale che gli umani abbiano mai realizzato. Le città e le fabbriche, e persino i giganteschi centri commerciali delle periferie sono ancora puntini insignificanti sulle mappe, in confronto all’estensione di terra arabile destinata al pascolo e alle coltivazioni (più di un terzo della superficie delle terre emerse). Quindi, quando quelle genti in Mesopotamia, 11500 anni fa, inventarono l’agricoltura, misero l’umanità su un cammino che avrebbe modificato la natura.

(William F. Ruddiman, Plows, Plagues and Petroleum – how humans took control of climate, 2005)

Ricominciamo dalle basi.

Alle volte mi balena in mente una cosa: spesso do per scontate certe verità che reputo ormai assodate. Invece non per tutti sono tali: per questo, spesso è meglio ribadire anche ciò che pare ovvio.

Comprare un’auto, qualsiasi auto, resta un atto profondamente negativo per l’ambiente. Le auto sono sistemi meccanici complessi, e richiedono un sacco di energia per la fabbricazione e la distribuzione. Prima di lasciare il concessionario, un’auto in media ha già prodotto 600kg di CO2. Data quest’emissione iniziale nell’atmosfera, ci vorrebbero 24000 km percorsi prima che l’acquisto di una nuova Prius abbia più senso che scegliere una Ford Focus usata.
(Tom Whipple, Green cars: will someone hit the accelerator, dal Times Online – via Petrolio)

Si può fare anche meglio: sfruttare la fortuna di avere un sistema urbano ben migliore di quello USA, e fare a meno del tutto dei sarcofagi ambulanti. Ma già la piccola presa di coscienza suggerit da Whipple, in uno scenario dove si cerca di procrastinare il disastro aiutando FIAT, GM a continuare a far danni, è già qualcosa.