Le bugie, le bugie fottute, e le statistiche

Nuovo capitolo di informazione manipolata per quanto riguarda il “problema sicurezza”.

È di ieri l’allarme di Libero (non lo linko per boicottaggio):

L’allarme di Bucarest: in Italia il 40% dei nostri criminali
In Italia si è trasferito il 40% dei criminali rumeni sui quali pende un mandato di arresto internazionale: non è una dichiarazione del ministro degli Interni Maroni o di qualche leghista, ma quella del ministro della Giustizia romeno, Catalin Predoiu. […]  Se il 40% dei criminali ha trovato rifugio nel nostro Paese, per Predoiu è anche colpa delle lunghe procedure di estradizione: da qui l’invito ai magistrati italiani ad accelerare le procedure.

Mentre Repubblica.it si esprime come segue:

Romania, 40% dei ricercati è in Italia – Frattini: tolleranza zero, più collaborazione
Mentre i due ministri si incontravano a Bruxelles e poi a Roma, il governo romeno forniva le cifre: in Italia si trovano attualmente circa 2.700 cittadini romeni che sono in carcere in attesa di giudizio o condannati in via definitiva, e sempre sul territorio italiano si trova anche il 40% dei romeni ricercati con mandato internazionale. Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia romeno, Catalin Preodiu, nel corso di una conferenza stampa a Bucarest, in cui ha sottolineato che le procedure per l’estradizione dei romeni ricercati “stanno incontrando difficoltà”. Il ministro ha quindi fatto appello ai “magistrati italiani a fare il possibile affinché le procedure vengano accelerate”.

Il dato colpisce talmente da porre qualche dubbio. Analizziamo quello che si ricava dalle informazioni trovate nei due articoli.

Punto primo: non si parla di ricercati in generale, si parla di ricercati con mandato internazionale, che sono una cosa diversa e rappresentano una parte del totale dei ricercati, ovvero quelli per cui è stato spiccato un apposito provvedimento e per cui si presume che possano aver cercato rifugio all’estero. Quindi non si parla del 40% di ricercati romeni, ma di una percentuale forse anche di molto inferiore. Su questo Libero depista a bella posta, mentre Repubblica adotta un titolo ambiguo.

Secondo punto: il fatto è che quando una persona legge ricercato subito pensa al latitante, ovvero una persona che è ricercata ma non si sa dov’è. Ma se non si sa dov’è, come si sa se si trova in Italia o altrove? E come è possibile fare una statistica in merito?

La mia interpretazione della parole del ministro romeno sono di segno decisamente diverso da quello che lasciano intendere Libero o Repubblica, ma anche la Gruber che ha riportato la notizia ieri a 8 e mezzo.

Non si tratta di ricercati latitanti, si tratta di ricercati arrestati dalle forze di polizia italiane e attualmente detenuti in carcere in attesa di essere estradati.

Per questo si può essere tanto precisi sulla loro distribuzione: le autorità romene hanno contato il numero di loro ricercati con mandato internazionale catturati all’estero, e hanno notato che il 40% di essi si trova in Italia. Un’interpretazione di questo tipo spiega perfettamente come si arrivi alla percentuale sbandierata, e spiega perché questo dato venga presentato insieme a dati sul numero di cittadini romeni detenuti nelle carceri italiane, sia condannati in via definitiva, sia in attesa di giudizio.
Nessuna delle frasi riportate parla di criminali a piede libero, ma vengono citati numeri e percentuali di persone in galera. Come del resto è normale: il ministro che ha tenuto la conferenza stampa è il ministro della giustizia, che quindi si occupa di processi e pene da scontare, non di arresto dei persone ricercate, che è competenza della polizia e quindi probabilmente del Ministero degli Interni, come accade in Italia. In questo contesto, l’affermazione sul 40% di ricercati sarebbe l’unica riguardante, in maniera peraltro non dimostrabile, di persone non detenute, ma anzi irreperibili.
Da notare che un ricercato con mandato internazionale arrestato in Italia potrebbe non aver fatto nulla, in Italia: probabilmente è ricercato per qualcosa fatto nel suo Paese, e non è detto che sia

  1. un reato che ha commesso, perché magari ancora il processo non è stato celebrato e la persona in questione non è stata condannata
  2. un reato che possa provocare allarme in Italia, perché potrebbe trattarsi di un tipico reato “non reiterabile” (es: delitto passionale o familiare, o simili).

Beninteso, non dico che sia un bene che sia qui, ma la sua stessa presenza non è necessariamente fonte di insicurezza in Italia, come ad esempio non lo era in Francia la presenza (a piede libero!) di Cesare Battisti o di altri ex-terroristi italiani. Difatti i francesi non hanno mai organizzato ronde anti-italiani perché un’elevata percentuale di ricercati italiani si trovava a piede libero su suolo francese.

Potrebbe però nascere l’obiezione: 40% però è una percentuale altissima, anche se si tratta di ricercati internazionali e non ricercati tout court, anche se si tratta di persone in galera e quindi ormai innocue, anche se si tratta solo di presunti criminali, non potrebbe significare che un’altissima percentuale di criminali romeni sceglie l’Italia piuttosto che altre destinazioni? È la tesi poco nascosta di Libero.

Altra probabile mistificazione: al di là della non rappresentatività della popolazione statistica (con quel dato si potrebbe sostenere anche che in Italia questi ricercati vengono arrestati in percentuale maggiore che altrove), sono le parole seguenti del ministro che fanno capire dove sta il busillis. Infatti la soluzione che propone è  che la giustizia italiana sia più rapida nell’estradizione.
Da questo si può dedurre una spiegazione logica ad una percentuale così alta: perché in Italia i processi e i procedimenti giudiziari, compresi quelli per l’estradizione (che non è automatica, ma passa da un tribunale1), sono talmente lenti che:

  • all’estero, un ricercato rumeno arriva, lo arrestano, e lo rimpatriano entro breve tempo;
  • in Italia, un ricercato rumeno arriva, lo arrestano, il rimpatrio però è lentissimo, e nel frattempo arrestano altri suoi simili, ecc. e si accumulano.

Ecco che l’informazione che si può dedurre dagli articoli, schivando aperte falsificazioni o ambiguità da giornalista pigro, che copia il lancio di agenzia senza verificare o ragionare su quello che gli capita tra le mani, è che (come sapevamo già) la nostra giustizia è lenta e inefficiente, tanto da bloccare anche il corso di quella romena, ed ecco il motivo della lamentela del ministro.

L’ennesima conferma che l’approccio emergenziale al “problema sicurezza” è del tutto inutile, perché non incide sui problemi reali, e che viene giustificato ad arte con una campagna di mistificazioni dirette a causare il panico tra i cittadini.

  1. Per la precisione, l’estradizione è competenza del Ministro di Giustizia, che può rifiutarla autonomamente: ma se vuole concederla, deve chiedere un parere alla Corte d’Appello competente, la quale emette una sentenza, ovviamente impugnabile in Cassazione. Tali pronunciamenti non sono però vincolanti, e il Ministro può negare l’estradizione anche in presenza di pronunciamento favorevole. Gli articoli del codice di procedura penale che riguardano l’iter sono 697 e seguenti. (grazie a Francesca Detti per la consulenza)

Lo zenit dell’idiozia: Giovanardi

“Ma l’intervento di Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, alla commemorazione delle foibe a Roma in Campidoglio potrebbe aprire una nuova polemica con la Croazia. Giovanardi ha chiesto infatti che «sul timbro postale della città di Fiume deve comparire, oltre al nome croato Rijeka, anche quello in italiano. Non voglio eliminare il nome croato, ma pretendo e chiedo che nel timbro postale di quella città non ci sia solo il nome croato ma anche quello italiano. Oggi i confini sono superati: nel concetto di Europa unita, Zara è una città nostra»” (Corriere.it)

Chi si prende la briga di spiegare a ‘sto genio che la Croazia NON è nell’Unione Europea?