Derivati agricoli

The notion of progress is a creation of agriculture. I can’t prove it, because the idea of progress is too deeply burned into us to be extracted and examined. It is our secular religion. [...] The political system cannot be counted on to reform agriculture because the political system is a creation of agriculture, a co-evolved entity.

Il concetto di progresso è una creazione dell’agricoltura. Non posso dimostrarlo, perché l’idea di progresso è impressa troppo a fondo dentro di noi per essere estratta ed esaminata. È la nostra religione laica. [...] Non si può contare sul sistema politico per riformare l’agricoltura perché il sistema politico è una creazione dell’agricoltura, un’entità che si è coevoluta.

(Richard Manning, Against the Grain – How agriculture hijacked civilization, 2004)

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DonZauker.it: 8 x 1000

Mi pare doveroso metterlo pure qui.

(in origine l’abbiamo pubblicato qui)

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“La confusione sarà il mio epitaffio”

A: [...] Siccome per loro la guerra è la re-li-gio-ne…

B: Ma perché non devono poter pregare?

A: Hanno costruito moschee in tutte le città d’Italia!

B: Tranne a Livorno, allora.

A: Come?

B: [Citando il quotidiano locale di qualche giorno prima] “L’imam chiede la moschea”.

A: E la sinagoga cos’è?

(Frammento di conversazione udita stamattina. Mio malgrado, e non solo per il contenuto.)

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Falsa libertà

The habitual passenger must adopt a new set of beliefs and expectations if he is to feel secure in the strange world where both liaisons and loneliness are products of conveyance. To “gather” for him means to be brought together by vehicles. He comes to believe that political power grows out of the capacity of a transportation system, and in its absence is the result of access to the television screen. He takes freedom of movement to be the same as one’s claim on propulsion. He believes that the level of democratic process correlates to the power of transportation and communications systems. He has lost faith in the political power of the feet and of the tongue. As a result, what he wants is not more liberty as a citizen but better service as a client. He does not insist on his freedom to move and to speak to people but on his claim to be shipped and to be informed by media. He wants a better product rather than freedom from servitude to it. It is vital that he come to see that the acceleration he demands is self-defeating, and that it must result in a further decline of equity, leisure, and autonomy.

Per sentirsi sicuro nello strano mondo dove sia le relazioni che la solitudine sono prodotti dei mezzi di trasporto, il passeggero abituale deve adottare un nuovo insieme di credenze e aspettative. “Riunirsi” per lui significa essere collegati da veicoli. Arriva a credere che il potere politico discenda dalla capacità di un sistema di trasporto, e che in sua assenza sia il risultato dell’accesso allo schermo televisivo. Assume che la libertà di movimento sia un tutt’uno con un diritto alla propulsione. Crede che il livello del processo democratico sia correlato alla potenza dei sistemi di trasporto e  di comunicazione. Ha perso la fede nel potere politico dei piedi e della lingua. Come risultato, ciò che desidera non è più libertà come cittadino ma un miglior servizio come cliente. Non esige la propria libertà di muoversi e di parlare alla gente, ma la pretesa di essere trasferito e informato dai mezzi di massa. Vuole un prodotto migliore, piuttosto che la libertà dall’asservimento al prodotto. È cruciale che arrivi a capire che l’accelerazione da lui richiesta è frustrante, e che inevitabilmente porta ad un ulteriore declino dell’equità, del tempo libero e dell’autonomia.

(Ivan Illich, “Energy and equity”, in Toward a History of Needs, 1977)

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All’On. Stefano Pedica, senatore IDV

Leggo su Repubblica.it una Sua dichiarazione riguardo alla questione delle Frecce Tricolori:

L’Idv: “Prendiamo ordini dai beduini”. ”I piloti delle nostre frecce tricolori obbligati a decollare e ad omaggiare uno Stato che non riconosce i diritti umani – aveva affermato il senatore dell’Italia dei Valori, Stefano Pedica in mattinata – che chiede tangenti al nostro Paese, cinque miliardi di euro, per non far sbarcare i clandestini, e per non riaccendere la loro matrice terrorista. Prendiamo ordini dai beduini e non dal Ministro La Russa, una vergogna che se ne dovrà discutere in Parlamento subito convocando le commissioni difesa”.

Spero che vorrà smentire o ritrattare una dichiarazione con termini francamente razzisti (“beduini”) che si addicono alla Lega Nord, non ad un senatore del partito che ho votato.
Io sono d’accordissimo sull’uso di un vocabolario che dica pane al pane e vino al vino, e che definisca ad esempio “fascista” questo governo senza nascondersi dietro ad un dito. Ma usare la parola “beduino” a mo’ di insulto è ingiustificabile.

Ho inviato questo messaggio alla bacheca del senatore sul sito dell’Italia dei Valori. Vedo che già un’altra persona, poco dopo, ha rimproverato l’infelice uscita.
La biografia politica dell’On. Pedica si trova sulla Wikipedia italiana.

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Le bugie, le bugie fottute, e le statistiche

Nuovo capitolo di informazione manipolata per quanto riguarda il “problema sicurezza”.

È di ieri l’allarme di Libero (non lo linko per boicottaggio):

L’allarme di Bucarest: in Italia il 40% dei nostri criminali
In Italia si è trasferito il 40% dei criminali rumeni sui quali pende un mandato di arresto internazionale: non è una dichiarazione del ministro degli Interni Maroni o di qualche leghista, ma quella del ministro della Giustizia romeno, Catalin Predoiu. [...]  Se il 40% dei criminali ha trovato rifugio nel nostro Paese, per Predoiu è anche colpa delle lunghe procedure di estradizione: da qui l’invito ai magistrati italiani ad accelerare le procedure.

Mentre Repubblica.it si esprime come segue:

Romania, 40% dei ricercati è in Italia – Frattini: tolleranza zero, più collaborazione
Mentre i due ministri si incontravano a Bruxelles e poi a Roma, il governo romeno forniva le cifre: in Italia si trovano attualmente circa 2.700 cittadini romeni che sono in carcere in attesa di giudizio o condannati in via definitiva, e sempre sul territorio italiano si trova anche il 40% dei romeni ricercati con mandato internazionale. Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia romeno, Catalin Preodiu, nel corso di una conferenza stampa a Bucarest, in cui ha sottolineato che le procedure per l’estradizione dei romeni ricercati “stanno incontrando difficoltà”. Il ministro ha quindi fatto appello ai “magistrati italiani a fare il possibile affinché le procedure vengano accelerate”.

Il dato colpisce talmente da porre qualche dubbio. Analizziamo quello che si ricava dalle informazioni trovate nei due articoli.

Punto primo: non si parla di ricercati in generale, si parla di ricercati con mandato internazionale, che sono una cosa diversa e rappresentano una parte del totale dei ricercati, ovvero quelli per cui è stato spiccato un apposito provvedimento e per cui si presume che possano aver cercato rifugio all’estero. Quindi non si parla del 40% di ricercati romeni, ma di una percentuale forse anche di molto inferiore. Su questo Libero depista a bella posta, mentre Repubblica adotta un titolo ambiguo.

Secondo punto: il fatto è che quando una persona legge ricercato subito pensa al latitante, ovvero una persona che è ricercata ma non si sa dov’è. Ma se non si sa dov’è, come si sa se si trova in Italia o altrove? E come è possibile fare una statistica in merito?

La mia interpretazione della parole del ministro romeno sono di segno decisamente diverso da quello che lasciano intendere Libero o Repubblica, ma anche la Gruber che ha riportato la notizia ieri a 8 e mezzo.

Non si tratta di ricercati latitanti, si tratta di ricercati arrestati dalle forze di polizia italiane e attualmente detenuti in carcere in attesa di essere estradati.

Per questo si può essere tanto precisi sulla loro distribuzione: le autorità romene hanno contato il numero di loro ricercati con mandato internazionale catturati all’estero, e hanno notato che il 40% di essi si trova in Italia. Un’interpretazione di questo tipo spiega perfettamente come si arrivi alla percentuale sbandierata, e spiega perché questo dato venga presentato insieme a dati sul numero di cittadini romeni detenuti nelle carceri italiane, sia condannati in via definitiva, sia in attesa di giudizio.
Nessuna delle frasi riportate parla di criminali a piede libero, ma vengono citati numeri e percentuali di persone in galera. Come del resto è normale: il ministro che ha tenuto la conferenza stampa è il ministro della giustizia, che quindi si occupa di processi e pene da scontare, non di arresto dei persone ricercate, che è competenza della polizia e quindi probabilmente del Ministero degli Interni, come accade in Italia. In questo contesto, l’affermazione sul 40% di ricercati sarebbe l’unica riguardante, in maniera peraltro non dimostrabile, di persone non detenute, ma anzi irreperibili.
Da notare che un ricercato con mandato internazionale arrestato in Italia potrebbe non aver fatto nulla, in Italia: probabilmente è ricercato per qualcosa fatto nel suo Paese, e non è detto che sia

  1. un reato che ha commesso, perché magari ancora il processo non è stato celebrato e la persona in questione non è stata condannata
  2. un reato che possa provocare allarme in Italia, perché potrebbe trattarsi di un tipico reato “non reiterabile” (es: delitto passionale o familiare, o simili).

Beninteso, non dico che sia un bene che sia qui, ma la sua stessa presenza non è necessariamente fonte di insicurezza in Italia, come ad esempio non lo era in Francia la presenza (a piede libero!) di Cesare Battisti o di altri ex-terroristi italiani. Difatti i francesi non hanno mai organizzato ronde anti-italiani perché un’elevata percentuale di ricercati italiani si trovava a piede libero su suolo francese.

Potrebbe però nascere l’obiezione: 40% però è una percentuale altissima, anche se si tratta di ricercati internazionali e non ricercati tout court, anche se si tratta di persone in galera e quindi ormai innocue, anche se si tratta solo di presunti criminali, non potrebbe significare che un’altissima percentuale di criminali romeni sceglie l’Italia piuttosto che altre destinazioni? È la tesi poco nascosta di Libero.

Altra probabile mistificazione: al di là della non rappresentatività della popolazione statistica (con quel dato si potrebbe sostenere anche che in Italia questi ricercati vengono arrestati in percentuale maggiore che altrove), sono le parole seguenti del ministro che fanno capire dove sta il busillis. Infatti la soluzione che propone è  che la giustizia italiana sia più rapida nell’estradizione.
Da questo si può dedurre una spiegazione logica ad una percentuale così alta: perché in Italia i processi e i procedimenti giudiziari, compresi quelli per l’estradizione (che non è automatica, ma passa da un tribunale1), sono talmente lenti che:

  • all’estero, un ricercato rumeno arriva, lo arrestano, e lo rimpatriano entro breve tempo;
  • in Italia, un ricercato rumeno arriva, lo arrestano, il rimpatrio però è lentissimo, e nel frattempo arrestano altri suoi simili, ecc. e si accumulano.

Ecco che l’informazione che si può dedurre dagli articoli, schivando aperte falsificazioni o ambiguità da giornalista pigro, che copia il lancio di agenzia senza verificare o ragionare su quello che gli capita tra le mani, è che (come sapevamo già) la nostra giustizia è lenta e inefficiente, tanto da bloccare anche il corso di quella romena, ed ecco il motivo della lamentela del ministro.

L’ennesima conferma che l’approccio emergenziale al “problema sicurezza” è del tutto inutile, perché non incide sui problemi reali, e che viene giustificato ad arte con una campagna di mistificazioni dirette a causare il panico tra i cittadini.

  1. Per la precisione, l’estradizione è competenza del Ministro di Giustizia, che può rifiutarla autonomamente: ma se vuole concederla, deve chiedere un parere alla Corte d’Appello competente, la quale emette una sentenza, ovviamente impugnabile in Cassazione. Tali pronunciamenti non sono però vincolanti, e il Ministro può negare l’estradizione anche in presenza di pronunciamento favorevole. Gli articoli del codice di procedura penale che riguardano l’iter sono 697 e seguenti. (grazie a Francesca Detti per la consulenza)
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Lo zenit dell’idiozia: Giovanardi

“Ma l’intervento di Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, alla commemorazione delle foibe a Roma in Campidoglio potrebbe aprire una nuova polemica con la Croazia. Giovanardi ha chiesto infatti che «sul timbro postale della città di Fiume deve comparire, oltre al nome croato Rijeka, anche quello in italiano. Non voglio eliminare il nome croato, ma pretendo e chiedo che nel timbro postale di quella città non ci sia solo il nome croato ma anche quello italiano. Oggi i confini sono superati: nel concetto di Europa unita, Zara è una città nostra»” (Corriere.it)

Chi si prende la briga di spiegare a ‘sto genio che la Croazia NON è nell’Unione Europea?

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A Di Pietro, riguardo il disegno di legge su Eluana

No, caro Onorevole, lo dico da persona che spesso ha dissentito da Lei ma l’ha votata più volte senza mai pentirsi, finora. Stavolta mi delude. La libertà di coscienza sarebbe ipotizzabile nel caso in cui si discutesse una legge completa sul testamento biologico, ma non nell’occasione in cui un premier senza alcun senso delle istituzioni preme sul Parlamento, in spregio alla separazione dei poteri, con enormi ingerenze da parte di uno Stato straniero, perché approvi subito un provvedimento palesemente ad personam, contro il risultato di un iter giudiziario assolutamente cristallino, e in odore di incostituzionalità. Qui non c’entra la coscienza, votare contro non è partecipare alla morte di Eluana Englaro, che avviene nel pieno rispetto della Costituzione e della democrazia, anche se a qualcuno può non piacere. C’entra la laicità dello Stato, l’equilibrio delle istituzioni, la libertà del Parlamento rispetto al potere esecutivo e alle pressioni lobbistiche, tutte cose che erano nel programma del Suo partito nel momento in cui noi elettori abbiamo votato e i Suoi parlamentari si sono candidati.
Con questa scelta, abbinata ai toni così pilateschi e vicini al politichese da parte sua e di Belisario, si gioca il mio voto e, sono certo, quello di molti altri.

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